In che modo i cani elaborano il linguaggio umano?

· 25 Aprile 2019
Un studio recente approfondisce i meccanismi cerebrali che i cani usano per differenziare ed elaborare il linguaggio umano.

In molte occasioni vi sarà sembrato che il vostro cane capisca quello che gli dite. Ma come fanno ad elaborare il linguaggio umano? I risultati di un nuovo studio suggeriscono che i cani possiedono una rappresentazione neurale del significato delle parole che gli vengono ripetute.

Pubblicato a metà ottobre 2018 dalla rivista Frontiers in Neuroscienze e condotto dagli scienziati della Emory University (USA), questo studio afferma che i cani distinguono le parole che hanno già ascoltato prima da quelle che non hanno mai ascoltato. Si tratta di uno dei primi studi finalizzato ad analizzare le immagini cerebrali con cui i cani elaborano le parole e in che modo le associano agli oggetti.

Oggi parleremo del modo in cui i cani elaborano il linguaggio umano.

In che modo i cani elaborano il linguaggio umano?

Per fare un esempio, i cani si agitano quando sentono la parola “scoiattolo”. Perché? Cosa significa per loro? Significa “prestare attenzione, sta succedendo qualcosa”? O forse evoca davvero l’immagine dello scoiattolo nella loro mente?

Molti padroni parlano ai cani, convinti che questi capiscano il loro linguaggio. Eppure, non ci sono prove scientifiche a sostegno di questa tesi. Lo scopo dello studio era dunque ottenere dei dati empirici.

I ricercatori affermano che, dato che possono imparare ad eseguire i comandi verbali, i cani hanno la capacità di elaborare alcuni aspetti del linguaggio umano. Tuttavia, precedenti ricerche suggeriscono che i cani possono utilizzare altri spunti per seguire un comando verbale, come gli occhi, i gesti e le espressioni emotive dei loro padroni. Allora, fino a che punto i cani capiscono il linguaggio verbale dell’uomo?

I ricercatori si sono concentrati sui meccanismi cerebrali che i cani usano per distinguere tra le parole, ovvero su ciò che significa una determinata parola per un cane.

Risonanza magnetica

Per lo studio sono stati utilizzati cani addestrati, capaci di rimanere immobili durante la scansione, che sono stati fatti entrare volontariamente in uno scanner a risonanza magnetica funzionale (fMRI), senza essere immobilizzati o sedati.

La risonanza magnetica

Per questo studio sono stati addestrati 12 cani di razze diverse. Ciascuno di loro aveva il compito di recuperare due oggetti diversi in base ai loro nomi. Per facilitare la distinzione, il primo oggetto aveva una consistenza morbida, come un animale di pezza, mentre l’altro dura, come la gomma.

L’addestramento consisteva nell’istruire i cani a cercare uno degli oggetti e poi premiarli con cibo o con una lode. L’addestramento veniva considerato portato a termine quando un cane dimostrava di poter distinguere tra i due oggetti, indicando quello richiesto dal proprietario.

Durante uno degli esperimenti, il cane addestrato si sdraiava sullo scanner fMRI. Il padrone si trovava di fronte a lui e, all’apertura della macchina, pronunciava i nomi dei giocattoli a intervalli regolari. Dopodiché mostrava al cane i giocattoli corrispondenti. Come metodo di controllo, il proprietario pronunciava parole prive di significato e poi mostrava nuovi oggetti, come un cappello o una bambola.

I risultati mostravano una maggiore attivazione nelle regioni uditive del cervello all’ascoltare le parole inventate in confronto alle parole conosciute.

I ricercatori sono rimasti sorpresi nel vedere che il risultato era l’opposto rispetto a quello umano: infatti, le persone tendono a mostrare una maggiore attivazione neurale per le parole familiari piuttosto che per le nuove parole.

Ragazza parla con il suo cane

I ricercatori ipotizzano che i cani mostrano una maggiore attivazione neurale verso una nuova parola perché riconoscono lo sforzo di insegnamento e la volontà del padrone.

“In definitiva, i cani vogliono piacere ai loro padroni e forse anche ricevere lodi o cibo“, affermano i ricercatori.

I cani reagiscono alle parole

La metà dei cani dell’esperimento ha mostrato una maggiore attivazione nella corteccia parietotemporale, una zona del cervello in cui nell’uomo vengono elaborate le differenze lessicali.

Tuttavia, l’altra metà dei cani ha mostrato una maggiore attività in altre regioni del cervello, tra cui l’amigdala e il talamo.

Queste differenze possono essere correlate alla gamma di variabili nelle razze e taglie dei cani nonché ad eventuali cambiamenti nelle loro capacità cognitive. In questo senso, i ricercatori riconoscono che la varietà di forme e dimensioni del cervello a seconda della razza è una sfida importante nell’elaborazione della mappatura cognitiva del cervello canino.

A questo proposito, i ricercatori affermano che i cani possono avere capacità e motivazioni diverse per imparare a capire le parole umane, ma … “sembrano avere una rappresentazione neurale comune del significato delle parole che gli sono state insegnate, al di là di una risposta pavloviana. ”

Eppure, ciò non significa che la comunicazione verbale sia il modo più efficace per un padrone di comunicare con il proprio cane. In realtà, una ricerca precedente dello stesso team ha dimostrato che il sistema cognitivo dei cani è più in sintonia con i segnali visivi e olfattivi che con quelli verbali.