Licaone, il cane selvatico africano

27 aprile, 2018
 

Conosciuto anche come “cane selvatico africano”, il Licaone è l’unico rappresentante vivente del suo genere. Questo predatore, che condivide alcune caratteristiche sia con le iene che con i lupi, è una delle specie africane meno conosciute. Il suo modo di vivere, tuttavia, presenta diverse peculiarità.

Origini del Licaone

La prima descrizione scientifica di cane selvatico africano è attribuita allo zoologo Coenraad Jacob Temminck, anche se erroneamente identificò l’esemplare come un tipo di iena. Nel 1827, il biologo Joshua Brookes chiamò l’animale Lycaon tricolore e lo descrisse come un canide.

Questo particolare nome deriva dal greco lykaios, che letteralmente significa “come il lupo”. Non ci sono ancora studi conclusivi che possano confermare la tassonomia e l’evoluzione di questa specie, che è stata sempre caratterizzata da una certa scarsità. Da un punto di vista geografico, questi animali vivono nell’Africa sub-sahariana.

Caratteristiche e comportamento

Per gli scienziati, il primo indizio che si trattasse di una nuova specie derivò dal notare la presenza di quattro dita, quindi una in meno rispetto ai cani. Anche il particolare colore e la trama della loro pelliccia, è un altro elemento distintivo di questo carnivoro.

Il cane selvatico africano pesa tra i 17 e i 35 chili e ha un’aspettativa di vita di circa 11 anni. Vive in branchi composti da 6 a 20 individui, dominate da una coppia di individui adulti. Siamo dinanzi a un tipo di animale che pratica la monogamia. I cuccioli vengono protetti e curati da tutti i membri, in modo da garantire l’indice di sopravvivenza più alto possibile.

 
alcuni esemplari di Licaone sdraiati sull'erba

Una delle caratteristiche essenziali di questa razza è la sua forte lealtà e solidarietà nei confronti del proprio gruppo sociale. Oltre a occuparsi assieme dei più piccoli, i licaoni giocano assieme, cacciano e si prendono cura di anziani e malati. La loro giornate sono caratterizzate da un’intensa interazione sociale, che mantiene il gruppo coeso al massimo.

Per quanto riguarda le loro abitudini di caccia, possiamo dire che la loro preda preferita è l’antilope, e che cacciano in gruppi che possono arrivare a 20 esemplari.

Sono stati anche documentati casi di attacchi agli gnu, anche se è normale concentrarsi solo sui loro cuccioli, più piccoli e meno pesanti. Il cane selvatico africano può anche nutrirsi di uccelli e piccoli roditori, in caso di necessità.

Una specie in pericolo di estinzione

L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) cataloga il licaone come una specie in via di estinzione. Questa organizzazione l’ha inclusa nella sua “Lista rossa” sin dal 1994.

Originariamente, il cane selvatico africano era distribuito nell’Africa sub-sahariana, dal deserto alle montagne. Attualmente, la specie è completamente scomparsa nel nord e nell’ovest dell’Africa e si contano pochissimi branchi nelle zone nord-orientale e meridionale.

 
un Licaone in piedi di profilo

Ora è possibile trovarli in Botswana, Zimbabwe, Namibia e Zambia, oltre che in Tanzania e Mozambico. La principale conseguenza di questa drastica riduzione della popolazione è la modifica delle loro abitudini di caccia.

Sia la perdita del suo habitat che la scarsità di prede hanno indotto il licaone a perseguire animali via via più grandi e, quindi, a incrementare il numero di individui che si uniscono all’inseguimento. Spesso si spingono ben oltre e attaccano gli allevamenti, producendo l’inevitabile reazione delle popolazioni locali.

Negli ultimi anni, l’IUCN ha lanciato due programmi di conservazione a favore del ghepardo e del licaone, cercando una collaborazione intergovernativa africana che consenta il recupero di entrambe le specie. Per lo scarsissimo numero di esemplari tuttora in vita, è necessario fare presto prima che l’Africa rimanga priva di branchi selvatici.

Principali minacce per i licaoni

Sfortunatamente, il cane selvatico africano non solo corre il rischio di scomparire a causa della dispersione e della scarsità delle sue popolazioni. La sua estinzione dell’area del Serengeti-Mara nel 1991 fu dovuta ad un focolaio di rabbia da cui nessun branco è riuscito a riprendersi. Anche in Botswana, un’epidemia di cimurro fece una vera e propria strage.

 

Il problema principale, quando si tratta di malattie di questo tipo, è l’aumento della popolazione di cani domestici in aree vicine al loro habitat. Rappresentano un pericolo mortale per il licaone e, pertanto si stanno prendendo in considerazione delle eventuali strategie di vaccinazione.