Perché non dovreste mai dare il paracetamolo al cane?

Non dovremmo mai curare il nostro animale domestico senza la prescrizione di un professionista, poiché le conseguenze possono essere fatali.
Perché non dovreste mai dare il paracetamolo al cane?

Ultimo aggiornamento: 26 febbraio, 2022

Dare paracetamolo al cane è, forse, una delle peggiori decisioni che potete prendere per quanto riguarda la salute del vostro animale domestico. Ogni volta che mostra i sintomi di qualche malattia, dovreste andare dal veterinario, poiché è il professionista che conosce al meglio i processi di prevenzione, di diagnosi e di trattamento delle patologie degli animali.

Il paracetamolo è un farmaco appartenente al gruppo dei FANS – farmaci antinfiammatori non steroidei – con proprietà analgesiche e antipiretiche. Pertanto, vengono usati per ridurre il dolore lieve o moderato e ridurre la febbre.

Sintomi di avvelenamento da paracetamolo nei cani

I cani possono assumere paracetamolo, ma in dosi minime. La dose terapeutica di paracetamolo nei cani è di 15 mg/kg e la dose letale è di 150 mg/kg. Il paracetamolo viene in genere commercializzato per l’uomo in compresse da 325 mg, 500 mg, 650 mg e 1 g. Ciò significa che la maggior parte dei cani potrebbe subire un avvelenamento solo assumendo una dose di farmaco.

Le compresse con la grammatura più bassa sono adatte solo per cani di peso superiore a 30 chili. Pertanto, quando il veterinario dosa il paracetamolo, deve dividere la compressa originale per poter somministrare una parte approssimativa della dose desiderata. Questo procedimento è estremamente pericoloso e sconveniente, motivo per cui molti specialisti preferiscono prescrivere altri farmaci prima di ricorrere al paracetamolo.

Modi per somministrare medicine al vostro cane senza che se ne accorga.

Quando un cane assume paracetamolo, questo si lega alle proteine del sangue, impedendo il trasporto di ossigeno. Inoltre, il suo passaggio attraverso il fegato, a dosi elevate, provoca la necrosi di questo organo. Per questo motivo, i sintomi più comuni quando si somministra il paracetamolo al cane sono:

  • Cianosi: alcune parti del corpo dell’animale assumono un colore bluastro. Questo perché i globuli rossi non trasportano più ossigeno.
  • Tachicardia.
  • Dispnea o distress respiratorio.
  • Ittero: colorazione giallastra della pelle e delle mucose dovuta a insufficienza epatica.
  • Debolezza.
  • Gonfiore delle zampe.
  • Dolore addominale.
  • Vomito.
  • Mancanza di appetito.
  • Coma.

Conseguenze della somministrazione di paracetamolo al cane

La conseguenza peggiore ed estrema della somministrazione del paracetamolo al proprio cane è la possibile morte del cane. Come dicevamo, è un farmaco che impedisce l’ossigenazione dei tessuti e provoca gravi danni al fegato.

Il paracetamolo e gli altri FANS provocano danni diretti alla mucosa gastrointestinale, poiché unendosi ai succhi gastrici ne aumentano molto l’acidità. Inibiscono invece le prostaglandine, molecole la cui funzione è quella di proteggere la mucosa gastrointestinale. A basse dosi, questi effetti non sono evidenti, ma lo diventano in caso di intossicazione da sovradosaggio.

Padrone dà una medicina al cane

A causa del modo in cui il paracetamolo viene metabolizzato a livello renale, basse dosi vengono escrete facilmente. Tuttavia, a dosi elevate viene riassorbito e ritorna nel flusso sanguigno. Ciò porta alla reintossicazione e alla difficile escrezione del farmaco.

Infine, l’unione del paracetamolo con l’emoglobina crea una molecola chiamata metaemoglobina, incapace di legarsi all’ossigeno. Inoltre, provoca emolisi, ossia la distruzione dei globuli rossi.

Trattamento dell’avvelenamento da paracetamolo nei cani

La prima cosa da fare in caso di possibile avvelenamento da paracetamolo nel cane è andare immediatamente dal veterinario. Se possibile, dovrete comunicargli quando l’ha assunto e in che quantità.

Normalmente, l’avvelenamento da paracetamolo viene trattato mediante decontaminazione digestiva. In primo luogo, si tenta di indurre il vomito nell’animale, se non sono trascorse più di quattro ore dall’assunzione del paracetamolo. Se non siamo in grado di indurre il vomito, si procede a una lavanda gastrica e alla somministrazione di carbone attivo, che è in grado di assorbire le molecole di paracetamolo rimaste.

Se è passato più tempo e il danno subito è maggiore, si può ricorrere a diversi antidoti e farmaci che riducono gli effetti collaterali. Alcuni di essi sono i seguenti:

  • N-acetilcisteina: riduce la progressione dell’insufficienza epatica, poiché aumenta i livelli di ossido nitrico, che agisce come vasodilatatore e migliora la circolazione epatica.
  • S-adenosil-l-metionina: unisce ed elimina i metaboliti tossici del paracetamolo.
  • Acido ascorbico o vitamina C: riduce la metaemoglobina in emoglobina.
  • Cimetidina: riduce la velocità di metabolizzazione del farmaco.

Tra gli altri procedimenti che si possono attuare, vi sono: tenere il cane sotto ossigeno, eseguire trasfusioni di sangue e curare l’eventuale insufficienza renale acuta.

This might interest you...
Carbone attivo per cani: uso e dosaggio
I Miei Animali
Leggi in I Miei Animali
Carbone attivo per cani: uso e dosaggio

Il carbone attivo per cani viene utilizzato in campo veterinario per il trattamento di alcuni avvelenamenti, risultando molto utile.



  • Corneille, T. 7. Fármacos utilizados en el manejo del dolor en perros y gatos. Bases para el manejo del dolor en perros y gatos, 135.
  • Daza, M., & Ayuso, E. (2004). Intoxicaciones más frecuentes en pequeños animales. Clínica veterinaria de pequeños animales, 24(4), 0231-239.
  • Duggin, G. G., & Mudge, G. H. (1975). Renal tubular transport of paracetamol and its conjugates in the dog. British journal of pharmacology, 54(3), 359.
  • Gazzard, B. G., Hughes, R. D., Mellon, P. J., Portmann, B., & Williams, R. (1975). A dog model of fulminant hepatic failure produced by paracetamol administration. British journal of experimental pathology, 56(5), 408.
  • Rodríguez Valencia, S. FARMACOCINÉTICA Y FARMACODINAMIA DE LOS ANALGÉSICOS ANTIINFLAMATORIOS NO ESTEROIDALES EN PERROS.
  • Daza, M. & Ayuso, E. (2004). Intoxicaciones más frecuentes en pequeños animales. Rev. AVEPA, 24(4) 231-239.