Policheti: cosa sono, esempi e habitat

I policheti esistono in molte forme, dimensioni e colori. In questo articolo conosceremo meglio questi animali misteriosi.
Policheti: cosa sono, esempi e habitat
Sara González Juárez

Scritto e verificato da lo psicologo Sara González Juárez.

Ultimo aggiornamento: 01 ottobre, 2022

Sgradevoli da vedere, estremamente interessanti da studiare: i policheti sono conosciuti da tutti, anche se non sempre con questo nome. In genere li chiamiamo “vermi”, ma si tratta di un termine troppo generico per descrivere le quasi 30.000 specie che fanno parte di questo gruppo.

Pertanto, in questo articolo troverete una descrizione specifica di questa classe tassonomica, così come la diversità dei suoi habitat, l’alimentazione e la riproduzione. Che siate o meno persone a cui piacciono gli animali impopolari, le prossime righe non vi lasceranno indifferenti. Non perdetevele.

Cosa sono i policheti?

I policheti (Polychaeta) con una classe appartenente al phylum degli Anellidi, quest’ultimo popolarmente conosciuto col nome di “lombrichi”. Polychaeta è il gruppo più numeroso di questi, con oltre 12.000 specie scoperte finora. Sono animali acquatici.

Il loro nome deriva dal greco e significa “molti cheti”: si riferisce alla segmentazione del corpo che presentano. La loro anatomia può essere suddivisa in 3 parti principali:

  • Testa o prostomio: questa parte del corpo è diversificata e contiene gli organi sensoriali. È dotata di occhi, antenne, palpi e appendici per nutrirsi (peristomio).
  • Tronco o metastomio: formato dai segmenti metamerici, uguali tra loro. Qui si trovano anche i parapodi, le “zampe” con cui si muovono.
  • Coda o pigidio: quest’ultima parte è costituita da un anello indipendente dove si trova l’ano e, talvolta, i cirri anali o uriti.

Spiccano i cheti, ciuffi di aghi chitinosi (simili a peli) che portano sui parapodi. La loro funzione è quella di facilitare la locomozione dell’animale. Tuttavia, oltre a questi esemplari, che vengono denominati policheti erranti, esistono anche i policheti sedentari, in grado di fissarsi al suolo grazie al fatto che i loro parapodi si sono trasformati in uncini per aderire alle superfici.

Habitat

Come è possibile immaginare, la varietà di habitat e condizioni ambientali in cui vivono i policheti è molto ampia, dato il numero elevato di specie. Si può però affermare che si tratta di animali che vivono in ambienti acquatici, principalmente in mare. Anche le acque in cui vivono, dolci o salmastre, sono diverse tra loro, poiché questi organismi sono in grado di resistere a qualunque tipo di condizione.

Alcune specie fanno parte del plancton e le più piccole sono generalmente interstiziali.

In generale, si dice che siano bentonici, ovvero che si muovono lungo il fondo della colonna d’acqua. Gli esemplari sedentari producono dei tubi attraverso le secrezioni delle cellule epidermiche e vivono al loro interno. Gli erranti, invece, costruiscono anch’essi dei tubi, ma li abbandonano per potersi muovere liberamente.

Alimentazione dei policheti

Parliamo di un aspetto abbastanza distinto dei policheti: i tipi di alimentazione che presentano le diverse specie:

  • Carnivori: sono dotati di mascelle. Di solito sono erranti.
  • Erbivori: anch’essi sono dotati di mandibole, ma si sono adattati a ingerire materia vegetale.
  • Detritivori: consumano materiale in decomposizione o residui organici prodotti da altri organismi.
  • Filtratori: si nutrono di particelle sospese nell’acqua, principalmente plancton. È la principale fonte di cibo dei policheti sedentari.
  • Depositivori: consumano ciò che si accumula sul fondo bentonico.

Riproduzione

La maggior parte dei policheti è unisessuale, anche se non presenta dimorfismo. Tuttavia, non sono dotati di organi sessuali, ma rilasciano i gameti nell’ambiente acquatico attraverso i canalicoli nefridiali o tramite la rottura del tegumento. Pertanto, la fecondazione avviene esternamente.

Una curiosa eccezione è costituita dai nereidi, policheti che, al momento della riproduzione, fanno la metamorfosi passando a uno stadio chiamato eteronereis. I sillidi presentano invece un diverso tipo di riproduzione, la schizogamia, che consiste nello sviluppo di uno stolone ricco di gameti.

Alcuni esempi di policheti

Potreste avere difficoltà a immaginare uno di questi animali tramite una semplice descrizione. Pertanto, ecco alcuni esempi su cui è possibile cercare informazioni:

  • Sabellastarte sanctijosephi: si può trovare sulle barriere coralline indo-pacifiche e ha l’aspetto di una “piuma” grazie alle sue branchie esterne.
  • Topo di mare (Aphrodita aculeata): sembra un piccolo grumo peloso, da cui il nome. È ricoperto di chete iridescenti.
  • Verme albero di Natale (Spirobranchus giganteus): questo polichete tubicolo si insinua nei coralli vivi e lascia allo scoperto due corone a spirale dai colori vivaci, da cui il nome.
  • Phyllodoce lineata: composto da 300 segmenti e lungo 2 centimetri. Si trova nell’Atlantico nord-orientale, su substrati sabbiosi o fangosi.

Importanza per gli ecosistemi

Essendo animali così piccoli, i policheti di solito si nutrono di plancton o di particelle più piccole di loro, il che li rende animali spazzini (soprattutto quelli la cui alimentazione è composta da detriti). D’altra parte, costituiscono anch’essi il cibo di altri animali, come pesci o crostacei.

Per questo motivo, sono elementi chiave della catena alimentare e, in generale, dell’omeostasi degli ecosistemi. Non sono piacevoli alla vista per i più, sono piccoli e quasi invisibili, tuttavia dimostrano che qualunque organismo conta per poter preservare il pianeta.

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